“Morire è un mestiere difficile”: l’ultimo romanzo di Khāled Khalīfa

“Morire è un mestiere difficile”: l’ultimo romanzo di Khāled Khalīfa

Il gruppo di lettura sul romanzo di Khalīfa

Cari appassionati del mondo arabo, 
in data 20 marzo si è concluso il primo gruppo di lettura organizzato da @paroledalmondoarabo.

 Il libro che ho scelto per questa lettura in comune è l’ultimo romanzo dello scrittore siriano Khāled Khalīfa. Insignito della prestigiosa medaglia Nabīb Mafhūz per il suo Elogio dell’odio e finalista al Prize for Arabic Fiction con Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città, Khalīfa rappresenta una delle voci più autorevoli del panorama letterario arabo contemporaneo.

Khāled Khalīfa: l’impotenza di “chi resta”

Aleppino classe 1964, questo autore fa parte della schiera degli intellettuali siriani che hanno partecipato alla rivoluzione (contando sull’ottenimento di maggiori libertà civili) e che si sono rifiutati, dopo che la rivoluzione si è trasformata in massacro, di abbandonare il paese. Egli, ancora oggi, risiede a Damasco, città che non ha mai lasciato anche durante le fasi più drammatiche dell’assedio. Come viene spiegato dallo stesso Khalīfa nel documentario Exiled at Home, la guerra genera un senso di impotenza, ci si sente incapaci di aiutare chi ne ha bisogno, ma allo stesso tempo sono i gesti semplici, uniti alla speranza, a permetterci di andare avanti. In un’altra intervista, l’autore confessa che non è stato facile raccontare i fatti trattati nel romanzo, proprio mentre stavano accadendo a pochi metri da lui. La storia dei protagonisti (tratta da un episodio realmente accaduto a Khalīfa) racconta, in modo fin troppo veritiero, la tragica quotidianità del conflitto, in cui anche la morte finisce per perdere ogni solennità.

La promessa a un padre e il lungo viaggio attraverso la Siria in guerra

Il romanzo Morire è un mestiere difficile inizia appunto con il decesso di Abd al-Latīf al-Salīm. L’anziano professore muore all’ospedale di Damasco a causa di una malattia ed è interessante la riflessione che viene fatta sul “privilegio” di poter morire per cause naturali, in un contesto dove chiunque, in qualsiasi momento, rischia la vita nei modi più violenti.

Da qualche mese, nessuno si faceva più domande sulla morte né sulle cause della morte. Era evidente a tutti che, per morire, ormai c’era solo l’imbarazzo della scelta: sotto i bombardamenti, sotto tortura nei luoghi di detenzione, nel corso di un sequestro a scopo di riscatto, o centrati dal proiettile di un cecchino, oppure in combattimento. Ma morire di tristezza, o perché il fisico cedeva, tradendo il suo proprietario, era un evento rarissimo. La morte che non suscitava la rabbia di chi restava era guardata con sospetto.

Sul letto di morte, al-Salīm si fa promettere dal figlio maggiore di essere sepolto nel cimitero di Annabyya, il paese dove è nato, affinché possa riposare per sempre accanto ai resti dell’amata sorella Layla.

Come si può rifiutare un desiderio a un genitore morente? È quindi per esaudire questa sua ultima richiesta che i fratelli Bulbul, Husayn e Fatīma partono alla volta di Annabyya. Caricata la salma sul pulmino di Husayn, che lavora come autista, i tre si mettono in viaggio verso il villaggio paterno. Durante i quasi quattrocento chilometri che separano la capitale da Annabbya, che si trova vicino ad Aleppo, i protagonisti devono affrontare ogni genere di pericolo e difficoltà, dall’arresto del cadavere ai miliziani di al-Nusra, passando per i soldati del governo. Vi ricordo che, al momento in cui è ambientato il romanzo, Damasco è sotto il controllo del regime di Assad, mentre Aleppo è nelle mani dei ribelli.

Il percorso da Damasco ad Aleppo

Non c’è spazio per la riconciliazione

Il lungo percorso, scandito dai numerosi check point e reso sempre più insopportabile dal fetore della salma in decomposizione, mette a dura prova il rapporto, già teso, tra Bulbul e Husayn, mentre Fatima si richiude nel suo tipico atteggiamento di remissione. Nonostante all‘inizio sembra percepirsi la possibilità di un cambiamento, i tre fratelli non riusciranno a riconciliarsi, né tra loro né con se stessi. Le riflessioni finali, in particolare, concludono con grande amarezza un libro già molto difficile, per i temi trattati e per la crudezza delle immagini. 

“Morire è un mestiere difficile”

La connotazione tragicomica, che la scrittura di Khalīfa conferisce agli eventi, non fa che rendere ancora più grottesco il dramma descritto in queste pagine. 

L’assurdo viaggio da Damasco ad Annabyya ci mette prepotentemente di fronte a un‘amara realtà: oggi, in Siria, non solo vivere, ma anche morire, è diventato “un mestiere difficile“.

Consiglio assolutamente la lettura di questo romanzo – anche se ammetto che può essere difficoltoso in alcuni punti – perché ci offre una testimonianza importante su come la guerra riesca a stravolgere non solo il modo in cui percepiamo la nostra vita, ma anche le modalità in cui celebriamo la morte. 

Anche per le famiglie ricche, la cerimonia di lutto era ridotta a qualche ora soltanto: la morte non era più quel “carnevale” in cui mostrare il proprio status sociale. Qualche mazzo di fiori, qualche persona che attendeva sbadigliando per un paio d’ore in una sala semideserta di presentare le condoglianze; un muqri che salmodiava a bassa voce qualche sura del Corano, e questo era tutto!

È sconvolgente pensare come all‘orrore, quando diventa quotidiano ed incessante, ci si finisca quasi per “abituare”, nonostante le gravi conseguenze a livello psicologico. Da nessuna guerra si esce completamente indenni e uguali a prima. 

Una lunga guerra porta con sé venti maligni che soffiano su tutti senza risparmiare nessuno, mutando gli animi, i pensieri e i sogni e mettendo continuamente alla prova la capacità di resistenza degli esseri umani. 

Concludo ringraziando tutti coloro che hanno partecipato al gruppo di lettura e hanno condiviso l’iniziativa su Instagram usando l’hashtag #gdlkhalifa

Buona lettura e arrivederci al prossimo gdl! Dal primo aprile leggeremo insieme “Corriere di notte” di Hoda Barakat!

شكرا والى اللقاء


Scheda del libro

  • Titolo: Morire è un mestiere difficile
  • Titolo originale: الموت عمل شاق
  • Autore: Khāled Khalīfa
  • Anno edizione: 2015
  • Ed. Italiana: Bompiani, 2019
  • Genere: Narrativa
L’edizione in italiano
L’edizione in arabo

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Leggi l’intervista a Khalīfa su osservatoriodiritti.it

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