#theyaresyria: tre cortometraggi per la Siria

#theyaresyria: tre cortometraggi per la Siria

Un trittico di documentari sul tema dell’esilio

Cari appassionati del mondo arabo, oggi vorrei presentarvi un‘iniziativa molto interessante, cofinanziata dalla Comunità Europea e dal governo tedesco. Si tratta del progetto #theyaresyria che prevede tre cortometraggi, realizzati da tre diversi filmmaker siriani, attraverso in quali si intende dare voce a chi ha vissuto la guerra in prima persona. L‘idea è quella di parlare delle conseguenze,  lasciate da otto anni di conflitto, nel modo di vivere e di pensare della gente. L’ intento dei corti, presentati il 10 ottobre 2019 al Cinema Palace di Bruxelles, è principalmente quello di rispondere a due domande: “come vanno avanti i siriani con le loro esistenze?” e “ come vedono il loro futuro?”.

Tre storie, tre modi diversi di reagire al disgregarsi della propria patria e delle proprie certezze.

Vediamo ora nel dettaglio i singoli cortometraggi.

  • Exiled at home ( منفي في بيتي) di Lina Sinjab Per realizzare questo corto, la filmaker Lina Sinjab ha seguito per anni lo scrittore Khaled Khalifa, tentando di ricostruire la sua routine quotidiana in tempo di guerra. L‘autore confessa il suo senso di solitudine e la sua impotenza e afferma che “in sei anni le bombe diventano parte di te” e “la tua presenza a casa diventa una storia da raccontare”. Tuttavia, Khalifa sceglie di non abbandonare la Siria e, ricorda l’importanza delle “cose banali” (leggere, cucinare) come metodo di sopravvivenza.
  • Gharsa (غرسة) di Leyl Abd Aal La regista ci racconta, in poco più di nove minuti, la storia intensissima di Ula Al-Jundi. Ula è stata arrestata e detenuta due volte per aver partecipato alle manifestazioni contro il regime di Assad. Nell’ottobre del 2013 fugge in Libano, dove fonda un centro che si occupa di gestire progetti per la consapevolezza e l’emancipazione delle donne siriane. Divisa tra il suo lavoro in Libano e la sua famiglia in Svezia, dove anche lei ha ottenuto asilo politico, Ula non riesce sentirsi una “rifugiata”, bensì continua a definirsi un’ “attivista”. 
  • “We will return, my love” (رجعين يا هوا) di Hassan Kattan. Qui assistiamo al viaggio di una giovane coppia, Marwa e Saleh che, insieme alla figlia neonata Tansim, parte da Aleppo per arrivare al confine, e da lì verso la Turchia. Durante il viaggio, in un autobus pieno di persone e bambini sofferenti, Marwa si lascia andare alle lacrime, pensando alla sua città….”una patria è preziosa” sono le parole con cui tentano di consolarla. Le scene in cui i due sposi abbandonano Aleppo, promettendo “ritorneremo, amore mio”, mi hanno fatto pensare al documentario “For Sama. Alla mia piccola Sama” di Waed al-Kataeb.

Vi consiglio assolutamente di guardare tutti e tre i cortometraggi, girati in siriano ma sottotitolati in inglese. 

Grazie per l’ attenzione e arrivederci al prossimo post!

شكرا و الى اللقاء

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